A Wasp stings London

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Dal 7 al 9 di novembre si è tenuto a Londra il 3D Printshow.
L’evento è stato ospitato a Islington, in pieno centro città, al Business Design Center già Royal Agricoltural Hall, stupendo spazio espositivo ottocentesco che ospita uffici e rappresentanze con una luminosa area espositiva al centro, sotto una copertura a volta con ampie vetrate.
L’organizzazione definisce l’evento in questo modo: “3D Printshow allow you to experience the world’s most talked about future-thec, with live demonstration, workshop and seminars showcasing design, live music, high fashion, art, food, archaeology, movies and medical science – all product in 3D print!”.
A margine di questa pomposa presentazione va detto che il tutto è stato organizzato per essere una perfetta macchina da soldi: ingresso 20 Sterline, workshop dalle 25 alle 95 sterline, Elite Business Conference del venerdì 200 Sterline, Global Awards Dinner del giovedì sera 250 Sterline a persona 2000 sterline per un tavolo, Scan & Print Me (scansione 3D full size delle persone) 50 Sterline solo scansione 220 sterline scansione e stampa.
Che cosa c’entra allora Wasproject con tutto questo?
A settembre, prima della Maker faire di Roma, si era valutata una partecipazione allo show londinese, ma la richiesta economica esagerata per aver uno spazietto per esporre qualche stampante aveva fatto desistere dall’idea di essere presenti.
Dopo la Maker faire, a seguito dell’interesse sollevato intorno a questa piccola realtà romagnola, l’organizzazione dello show londinese ci contatta per comunicare la candidatura di Wasp al Green Award offrendo uno sconto e uno spazio adeguato al quale è stato difficile dire di no.
La molla dell’entusiasmo messa in carica fin da giugno per la Maker faire ha fatto ripartire la corsa alla preparazione per questa piccola vetrina mondiale alla quale Wasproject si è presentata con la modestia e l’umiltà di chi viene invitato ad un pranzo della domenica e sa di non avere il vestito buono da mettere, ma con la consapevolezza di non sfigurare sul piano prettamente tecnico.
Se a Roma oltre alle Powerwasp erano state presentate la BigDelta e due DeltaWasp nuove di zecca, per Londra ecco preparata un ulteriore modello di DeltaWasp e implementato su questa famiglia il piano riscaldato. Un piccolo miracolo se si pensa che a gennaio di quest’anno il DeltaWasp era solo un concept traballante.

La prima giornata del 3D Printshow è stata dedicata a vip, aziende e stampa. Grande giro di telecamere, giornalisti e persone incuriosite dalla particolarità della nostra proposta. In un contesto di stand tutti patinati e un po’ freddi, la nostra immagine di makers all’opera ha fatto da subito la differenza. La BigDelta ha stampato argilla con una qualità mai vista neanche in laboratorio, probabilmente avvolta da una nuvola positiva che l’ha accompagnata per tutti i tre giorni, si stampavano casette di circa 50cm di larghezza quasi a ritmo industriale.
Al termine si è tenuta la serata di gala, dove sono stati consegnati vari award a realtà operanti nel mondo del 3D printing, distintesi per originalità e/o eccellenza su vari fronti.
Noi da candidati al Green Award abbiamo bellamente snobbato la serata perché convinti di non avere chance e oltretutto ci seccava dover sborsare un sacco di sterline per una serata da fighetti, meglio i pub di Londra!
Venerdì 8 si è presentato come la giornata più dura, perché dedicata alle scuole.

Ad un certo punto, durante una diretta streaming improvvisata, c’è stata l’inaspettata visita di Mr. Makerbot in persona, qualche maligno l’ha appellato Mr. seicentomilioni di dollari, Bre Pettis, che ha voluto congratularsi con noi per la fantastica macchina che avevamo portato, facendo la considerazione (vera, peraltro) che molti avevano portato stampanti per grossi volumi, ma che solo la nostra era in funzione. Come al solito i personaggi mitologici visti da vicino sono persone normali e a volte anche gradevoli.
Nel pomeriggio sono arrivati a darci manforte anche i ragazzi di +LAB del Politecnico di Milano  che hanno esposto i loro campioni stampati.
La BigDelta, stufa di casette, si è cimentata nella stampa di un mezzo cranio di ominide in scala ingrandita da un file offerto dal museo archeologico 3D.

Al termine della serata ho finalmente trovato il tempo per fare un giretto per vedere con calma cosa era esposto. La Stratasys, discreta e pervasiva, quasi a dire “qua comando io!”, presente sotto varie forme, oltre che con un suo stand anche con oggetti di design e accessori di moda sparsi ovunque.
Makerbot con tanti oggetti esposti ma con un’unico soggetto in stampa, il Nanetto, su tutte le stampanti, Ultimaker con qualche Ultimaker2 e tante Ultimaker vecchio modello, mentre una vera sorpresa è stata la BeeThefirst stampante desktop dal design raffinato e un’elettronica tutta fatta in casa della Beeverycreative, azienda portoghese di ragazzi simpaticissimi. Non ultimi gli italianissimi amici di Sharebot e Kentstrapper.
Lo stacco netto dal mondo reprap è stato sancito da tutti con tentativi più o meno riusciti di restyling e con interfacce utenti più accattivanti. L’unica cosa che in molte nuove stampanti tradisce il cuore reprap è l’ormai onnipresente display a 4 righe e 20 caratteri con encoder per la navigazione nel menù.
Di fronte allo stand Wasp c’era lo stand dei ragazzi (tutti fuoriusciti dal MIT) di Formlabs con l’unica stampante stereolitografica laser presente allo show.
Bello e furbo il kit di postlavorazione dei pezzi stampati, marketing docet! I ragazzi (giovani) di Formlabs sono arrivati attrezzati da veri americani, bauli imbottiti stile U.S.Army, tavoli per l’esposizione solo ad incastri, decalcomanie minimaliste da attaccare ai pannelli, proprio un bel vedere, quasi come i ragazzi di Wasproject!

Altra bella stampante, nonché vincitrice dell’Award come prodotto dell’anno, la Mcor , che ha ripescato una vecchia tecnica di prototipazione del passato con l’utilizzo della carta per costruire una moderna ed affidabile stampante per oggetti a colori. Una brutta gatta da pelare per le macchine a polvere, peraltro assenti.
Si è anche fatta notare l’assenza delle decine di stampanti che hanno popolato il web con le varie forme di crowfunding nell’ultimo anno.
La visione che ho ricavato è che ormai nel mondo della stampa in fdm in plastica i giochi siano fatti.
Wasproject è l’unica che presenta una macchina per estrudere materiali pastosi a freddo e l’unica che può anche fresare, cosa che colpisce i visitatori, specie quelli che non si aspettavano qualcosa di diverso dalla solita plastica.
In giro, ovunque, per l’intera esposizione una marea di oggetti stampati di altissimo livello sia di stampa che di design, da perdersi…
Poco prima della chiusura della seconda serata ci arriva la notizia che abbiamo vinto il Green Award: siamo letteralmente stupefatti, ci sentivamo vincitori solo per essere arrivati lì.

Durante la giornata abbiamo ricevuto le visite più disparate, compreso quella di Gilles Azzaro, l’autore della Voce di Obama stampata, che si è dimostrato interessatissimo alla BigDelta e alla stampa in argilla.
Il visitatore tipo della terza giornata è stato molto più interessato alla PowerWasp per la sua versatilità e possibilità di utilizzo anche come fresa, che alla stampa in argilla o alle nuove DeltaWasp.
Questo ci ha sorpreso: esiste, da parte degli inglesi, un’inaspettata attenzione verso la praticità d’uso e la versatilità, guardano alle belle stampe e alle stampanti di “moda” ma poi sfoderano un inaspettato senso Maker.
Quelli che venivano a visitarci sembravano ben informati sui nostri prodotti ed erano interessati a chi fosse il nostro rivenditore in Inghilterra e chi facesse assistenza.

Cosa è mancato al 3D Printshow? Di sicuro le parole “Open source” “Sharing” e “Community”.
D’altra parte Londra è capitale del Business e attorno al 3D Printing se ne sta creando parecchio e in crescita.
Wasproject col suo manifesto etico era probabilmente fuori dal suo ambiente, ma ha comunque colpito la fantasia e lo spirito filantropico anglosassone risultando unica nella suo modo di proporsi, fuori dagli schemi tecnocratici dell’industria e lontana dal business fine a se stesso.
Come ironicamente ho intitolato questo mio racconto, una Vespa ha punto Londra, anche se Londra neanche se ne accorta.
Wasp ne è uscita con una serie di interrogativi sul suo futuro e su come la sua percezione della realtà non coincida su come il mondo l’ha vista a Londra. Serviranno mesi per metabolizzare il tutto, una bella responsabilità per il sognatore Massimo Moretti nei confronti del suo team.
Che dire, tanto è lento l’arrivo e l’allestimento, quanto è veloce lo smontaggio.
Di sicuro ho dimenticato di riportare un sacco di particolari e di cose che erano in mostra, ma a distanza di pochi giorni dal rientro non ho ancora disfatto completamente il bagaglio del viaggio e non ho ancora riposto tutti i ricordi e le impressioni negli appositi cassettini della mente.
Dimenticavo, come non dire chi erano i cavalieri che fecero l’impresa?
Tutto il team Wasp rimasto a Massa Lombarda perché purtroppo non c’era posto per tutti, anche se alla luce degli eventi, tutti meritavano un posto.
A Londra: Massimo “il Sognatore” Moretti, Francesca Moretti, Nicola “il Facilitatore” Schiavarelli, Sebastiano “il Barbaro” Orioli, Lorenzo “Baffo” Paganelli, Damiano “il milanese” Fontana, Marco “the Planner” Martelli, Gabriele “Legione straniera” Carloni e non ultimi i rinforzi di +Lab Francesco Pacelli e Tiziano Berti.
Che dire, avrò qualcosa in più da raccontare ai miei nipoti.

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